Riportiamo di seguito l’intervento di Serena Pellegrino (segreteria nazionale di Sinistra Italiana) al congresso ANPI di Udine.
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Compagne e compagni,
Sicuramente molti di noi per oggi avevano preparato un intervento completamente differente, ispirandosi al documento nazionale dello scorso maggio e alle vicende legate allo stato di emergenza che abbiamo vissuto in questi due anni.
Le vicende di questi giorni però ci obbligano a cambiare la prospettiva, siamo costretti a guardare oltre i confini del nostro paese. Proprio verso il confine orientale, un confine che fino a qualche decennio fa era alle nostre porte – e che ancora produce discussioni e revisioni della storia – oggi è appena più in là. Ma la storia degli uomini si ripete con le stesse modalità, nascondendosi dietro le stesse motivazioni: la difesa della propria popolazione.
Quando sappiamo bene che sono altre le motivazioni che inducono uno stato sovrano alla conquista di territori limitrofi. Come dimenticare il 6 aprile del 1941, giorno che istituirei definendolo il “Giorno della Vergogna”.
E anche oggi ci sono i nuovi resistenti: l’immagine di quell’uomo russo che con un cartello in mano chiede scusa per quello che il suo governo ha fatto in queste ore contro l’Ucraina, è emblematico. E le lettere che ci arrivano dal popolo civile ucraino residente nel nostro paese, quarto in termini di popolazione, fatto prevalentemente di donne che si prendono cura di noi, delle nostre case delle nostre persone fragili, ci permette di leggere gli eventi in modo differente da come sono descritti da chi sta giocando…su un tavolo a Risiko e sull’altro a Monopoli.
Mentre sulle nostre teste da giorni ci pervade il rombo dei motori di quegli aerei che ben conosciamo. Il suono di chi quella guerra quasi ottant’anni fa l’ha vinta, con l’aiuto dei nostri padri e madri resistenti. Ma l’hanno vinta loro mentre noi, il nostro paese, il nostro popolo, siamo diventati il loro bottino di guerra.
Oggi è chiaro più che mai e va accettato questo esito. Come governo, come Europa, siamo balbettanti. Abbiamo abdicato al manifesto di Ventotene per abbracciare e cedere sovranità all’Europa dei mercati, sempre più succube dei contratti transatlantici, con l’impedimento di essere il mediatore e portatore di pace.
Nel comunicato della segreteria nazionale dell’ANPI – che sottoscriviamo come Sinistra Italiana in ogni sua parola – si dice che “La vera forza dell’Europa unita è nella sua

capacità di proporsi come messaggero di amicizia fra i popoli”. Ebbene questa forza è stata gambizzata da decenni di opposizione e veto britannico e statunitense, ma anche nell’incapacità di essere un continente federato e unito.
A trent’anni dalla caduta del muro avremmo dovuto avere più Europa e meno NATO. Oggi ci ritroviamo ad avere alle nostre porte un conflitto perché i “comandanti del vapore” hanno preteso di allargare il loro tavolo e rosicchiare qualche chilometro quadrato verso est e accendere una guerra che chiameremo la “guerra del gas”.
Una guerra che si infila dove si manifesta sempre più la negazione dei diritti sociali e di quelli ambientali, facendoci spostare sempre più l’asticella dichiarando che i problemi sono altri.
Ma attenzione la prossima guerra, molto più subdola, sarà quella per l’acqua e la nostra provincia ne è molto ricca. Prepariamoci. Di nuovo.
La difesa dell’ambiente e dello stato sociale diventano per noi i confini delle nuove resistenze. Mantenendo in vita un modello capitalistico, dove le certificazioni di qualità si ottengono solo con parametri quantitativi, è un modello destinato all’implosione. La sua agonia è evidente e “l’accanimento terapeutico” che tutti i governi del primo mondo stanno facendo per tenerlo in vita, sta distruggendo qualsiasi possibilità di rinascita sotto altri paradigmi e progettualità.
Berlinguer, durante la crisi del ‘73, disse che quella doveva essere la grande occasione per uscire dalla dipendenza dal petrolio. Un decennio dopo c’è stata la guerra del golfo. Nel 2012 abbiamo avuto la più grande crisi sistemica dal secondo dopoguerra. Oggi subiamo la guerra del gas.
Ci dicono che siamo quelli del NO e che a causa dei nostri veti oggi dipendiamo energeticamente. Ebbene costoro hanno ha mai letto la dichiarazione di Stoccolma del ‘72 oppure i documenti della Carta di Roma? Progetti scritti e rimasti sulla carta, così come sarà la difesa Costituzionale dell’ambiente, appena approvata a larghissima maggioranza, se non si convertono radicalmente i principi che oggi governano lo stato di capitale contro lo stato sociale. Così come lo sono i nostri principi costituzionali, così com’è il nostro Parlamento. Sono troppo stretti a chi siede ai tavoli internazionali dove si decidono i destini delle nostre norme da approvare, norme sempre più lontane dalle decisioni ed esigenze del popolo e sempre più vicine a coloro che accumulano ricchezza, dove il divario è sempre più ampio.
Chiudo con un brevissimo passaggio su quanto accaduto in questi due anni che stati cancellati in una notte con un colpo di spugna.
Dopo due anni in cui abbiamo sentito parlare di vittime, di stato di emergenza, di stato di guerra, di traditori, di disertori, di noi/voi… parole che hanno riempito le prime pagine di ogni giornale, telegiornale e talkshow utilizzando questo vocabolario in modo del tutto inappropriato, oggi queste stesse parole risuonano davvero.
E ci spaventano di nuovo. Fanno paura.
Lo stato di guerra ora c’è e incombe anche sopra le nostre teste.
Non è solo la guerra a casa degli altri per difendere o “esportare” democrazia.
Ora il vero nemico è la guerra e chiunque decida che è “l’unica soluzione”.
Questa mattina siamo scesi in piazza. Tutti assieme e lo stato di emergenza, quello che abbiamo alle spalle, non fa più notizia.
Oggi in tutte le piazze d’Italia possiamo scendere. Tutti assieme. Nessuno ce lo vieta.
Perché siamo noi, tutti, contro la guerra.
Così come eravamo due anni fa. Noi tutti contro il virus. Spero che non ci trasformiamo anche questa volta in noi contro loro.
Sarebbe davvero la fine della nostra democrazia così come l’hanno pensata i nostri padri e madri costituenti. Permettetemi un pensiero e un grazie a una donna che ha dato all’ANPI della nostra provincia lustro e riconoscimento della resistenza attraverso l’arte dirigendo il coro: Claudia Grimaz.
Buon congresso a tutte e tutti voi.
Serena Pellegrino
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