IL FOTOVOLTAICO A TERRA MINACCIA IL FVG

Una premessa

Il 3 luglio scorso è entrato in vigore il decreto 21 giugno 2024, con il quale il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha disciplinato l’individuazione di superfici e aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili. Obiettivo è ripartire fra le regioni e le province autonome il conseguimento di 80 GW di potenza aggiuntiva da fonti rinnovabili al 2030, stabilendo principi e criteri omogenei per individuare superfici ed aree (idonee e non idonee) all’installa zione di tali impianti.

Le regioni, garantendo il coinvolgimento degli enti locali, sono quindi tenute a individuare sul loro territorio: (a) superfici e aree idonee, (b) superfici e aree non idonee, (c) superfici e aree ordinarie (diverse dalle precedenti, nelle quali si applicano le norme ordinarie – D. Leg.vo 28 del 2011) ed infine (d) le aree ove è vietata l’installazione di moduli fotovoltaici collocati a terra.

Che cosa ha fatto la Giunta Fedriga, tenuto conto che – come riportato dallo stesso verbale della seduta – lo stesso Decreto era atteso da oltre 2 anni? L’Assessore Scoccimarro, trascorsi cinque mesi abbondanti, a metà dicembre ha presentato lo schema di disegno di legge “Norme per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili”. Nello stesso verbale della seduta, l’Assessore rassicura tutti rispetto al fatto che il Ministro Pichetto Frattin non attiverebbe poteri sostitutivi, fino alla risoluzione di un contenzioso e di una sospensiva parziale del Consiglio di Stato.

La situazione in FVG

Stante la situazione di stallo della normativa, assistiamo a sempre più numerose richieste, spesso presentate da soggetti economici extra-regionali, per installare impianti fotovoltaici di notevoli superfici su terreni agricoli. E’ ovvio che tale situazione non può che generare forti dubbi e resistenze da parte dei cittadini dei territori interessati, che sottolineano rischi di speculazione sui terreni agricoli e di compromissione di valori paesaggistici ed ambientali. Ad oggi infatti, come sopra ricordato, non è presente una pianificazione e non sono state individuate aree non idonee o addirittura precluse al fotovoltaico a terra.

Non siamo certo contrari alle fonti rinnovabili ed al fotovoltaico correttamente gestito. Gli investimenti dei privati cittadini e delle imprese sulle fonti rinnovabili vanno sostenuti, con nuova energia prodotta funzionale agli scopi di consumo locale, garantendo soprattutto alle fasce più deboli la possibilità di accedere agli incentivi regionali per l’installazione di impianti per autoconsumo nelle proprie abitazioni. D’altro canto, è oltremodo urgente una norma regionale, in applicazione del Decreto 21 giugno 2024, che possa individuare aree idonee, non idonee e soprattutto aree nelle quali è vietata l’installazione dei moduli fotovoltaici a terra. Altrimenti, la speculazione avrà facile presa: non i viticoltori ma gli agricoltori che

producono mais e soia sono ben felici di affittare i loro terreni ad un canone 4-5 volte superiore al reddito agricolo ordinario.

In una regione come la nostra, già frontiera, le aree militari dismesse sono estese e dunque ben si prestano come prioritarie, assieme ad aree industriali dismesse, ex cave ed ex discariche.

E’ di questi giorni la notizia che per il territorio di Aquileia, perla culturale con migliaia di anni di storia, sia dovuto intervenire il Ministro della Cultura Alessandro Giuli per stoppare un impianto fotovoltaico di 9,99 MW (giusto sotto 10 MW, altrimenti avrebbe dovuto passare la VIA). Il parere della Direzione archeologia e paesaggio, elaborato sulla base di quanto evidenziato dalla Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia e dopo gli appelli della Fondazione Aquileia e del Comune, rimarca come l’impianto fotovoltaico in progetto metterebbe a rischio un’area archeologica ricca di elementi tutelati sotto il profilo culturale e paesaggistico, in prossimità del sito “Area archeologica di Aquileia e Basilica patriarcale” tutelato dall’Unesco.

Se il caso di Aquileia è clamoroso e farà da riferimento, quanti altri progetti per il fotovoltaico a terra sono stati presentati in questi mesi, in assenza di uno specifico strumento pianificatorio? E’ possibile che la Giunta Fedriga e l’Assessore Scoccimarro ritardino ancora lo specifico DDLR, mantenendo aperte tutte le opzioni di localizzazione degli impianti fotovoltaici a terra, senza indicare criteri e limitazioni per le aree non idonee o vietate? E’ paradossale che in una Regione autonoma sia necessario ricorrere a strumenti normativi nazionali per fermare progetti deleteri come quello di Aquileia.

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