No al progetto di impianto eolico “Pulfar”

Nota a cura di Emanuel Oian (responsabile lavoro, scuola ed università Sinistra italiana FVG e residente a Pulfero)

“Esprimo forte preoccupazione e contrarietà per il progetto di impianto eolico “Pulfar”. Un progetto estremamente impattante sul crinale del Monte Craguenza/Kraguojnca che avrebbe ricadute su diversi soggetti e sulla viabilità fino a fondo-valle.

Un’area straordinaria sia a livello di biodiversità che a livello paesaggistico. Prati a fienagione ad alta biodiversità (curati da aziende agricole biologiche), betulle, ciliegi selvatici, tigli, ginepri ed una vista incontaminata a nord-est sul Monte Matajur, a nord sul Monte Mia, ad ovest sullo Joanaz e a sud sulla sì antropizzata pianura friulana. I camminamenti nella zona sono sempre più frequentati specie quello delle 44 Chiesette Votive delle Valli del Natisone oltre che il Sentiero Italia. Una zona spettacolare anche per le mtb ed il turismo slow a due ruote.

Un’area che necessiterebbe maggiore cura e non opere invasive quali colate di cemento, gigantesche piazzole spianate (quali garanzie sulla futura ri-naturalizzazione), nuove strade larghe più di 4,5 metri, quasi 300 giorni di lavori continui ed un impoverimento radicale del sistema dell’avifauna.

Il progetto presentato dall’azienda “Ponente Green Power Srl Ivan” ha un valore complessivo dell’opera pari a 65,5 milioni di euro. L’Srl in questione è stata creata il 23 maggio 2025 anche se la reale proprietà (alla fine del sistema di matrioske) è riconducibile a due aziende specializzate nel settore.

Il progetto prevede la costruzione di 4 aerogeneratori da 200 metri di altezza (comprensiva della punta) sul crinale per una potenza nominale complessiva di 28,8 MW. I 4 aerogeneratori sconvolgerebbero i due chilometri centrali del cammino che porta alla quota 949 metri della cima del Monte. Senza contare le importanti modifiche della viabilità per raggiungere il sito da valle (dal ponte sul Natisone situato a Tiglio in Comune di San Pietro al Natisone). Con interventi invasivi su strade comunali (comprensivi di nuovi tratti presenti sulle mappe che passano in mezzo a stalle e cimiteri creando una nuova viabilità) e piste forestali trasformate in larghe strade su cui far passare i mezzi per i lavori. Infine, una rete di cavi interrati che scende per Torreano ed un impianto di accumulo nella zona industriale di Cividale del Friuli.

È una grande opera a tutti gli effetti in una Regione che non ha nemmeno un impianto eolico – perché da mappe del vento alla mano è noto che mancherebbe il vento costante – ed in particolare in delle vallate di confine da sempre sottoposte a servitù di ogni genere; vallate e zone alte a fortissimo spopolamento, con diversi servizi precari o assenti.

I terreni dove avverrebbe il parco eolico secondo la proponente (non solo) non sono stati ancora acquistati dall’azienda ma NON c’è stato nemmeno un passaggio informativo con proprietari e usufruitori che l’hanno saputo da fonti terze. Come non c’è stato nessun coinvolgimento dei Comuni.

Da un primo parziale studio con la normativa regionale vigente, il progetto risulta situato pienamente su aree agricole con produzioni di qualità (biologiche), quindi in una zona non idonea. Che non è un sinonimo di non realizzabile ma è una delle non-coerenze macroscopiche con la Legge regionale 2 del 4 marzo 2025. Sentenza del Tar del Lazio del 13 maggio 2025 e normativa vigente permettendo.

Inoltre, dallo studio preliminare ambientale emergono forti criticità del progetto rispetto ai criteri di legge quadro per questo tipo di impianto (in particolare con le numerose normative ambientali ovvero quelle che l’azienda stessa chiama in gergo tecnico “interferenza”; ad es. la vicinanza a siti Natura 2000).

È importante che tutte le forze politiche, le istituzioni, i cittadini e la società civile si esprimano contrariamente a questo progetto. È importante che le nostre aree interne e le montagne tornino centrali diventando un’opportunità per le persone che le curano non per le grandi opere ed i profitti di pochi. “

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