Esprimiamo piena solidarietà alle due infermiere aggredite al Centro di Salute Mentale della Maddalena e vicinanza a tutte e tutti i professionisti coinvolti. È l’ennesimo segnale di una criticità che non può più essere letta come episodio isolato: la sicurezza nei servizi, in particolare nella salute mentale, è messa a rischio da anni di scoperture, carichi di lavoro divenuti insostenibili e condizioni organizzative che alimentano stress e burn out.
In queste cornici, anche gli interventi strutturali e i protocolli con le forze dell’ordine non bastano, se non sono accompagnati da organici adeguati, turnazioni sostenibili, formazione sulla gestione delle crisi e un riconoscimento economico all’altezza della complessità e della responsabilità che il lavoro di cura comporta.
In questo quadro, la mobilitazione del 5 novembre dei medici di medicina generale non è una vertenza corporativa ma il riflesso di un sistema territoriale sotto pressione, che chiede risorse, programmazione e rispetto professionale.
Chiediamo alla Regione e ad ASUGI di passare dalle dichiarazioni agli atti: va messo in campo un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni, va alleggerita la burocrazia che sottrae tempo alla relazione di cura, vanno garantiti ambienti sicuri e procedure condivise, va istituito un monitoraggio trasparente degli episodi di violenza con un confronto stabile con ordini e organizzazioni sindacali. La sicurezza di chi cura è condizione della sicurezza di tutte e tutti: tutelare l’integrità delle operatrici e degli operatori significa garantire il diritto alla salute delle comunità.
Così in una nota Tiziana Cimolino, portavoce dei Verdi, ed Elisa Moro, segretaria di Sinistra Italiana Trieste, per Alleanza Verdi e Sinistra.
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