SINISTRA ITALIANA IN PIAZZA A TRIESTE

Sinistra Italiana era presente in largo Barriera assieme alle altre realtà politiche e sindacali scese in piazza per piangere la morte dello studente 18enne friulano morto il 21 gennaio scorso in un incidente sul lavoro e protestare contro l’inadempienza delle norme di tutela della sicurezza dei lavoratori.

Trieste non può chiamarsi fuori della tragica conta dei morti sul posto di lavoro: appena un mese fa, il 17 dicembre, un operaio portuale lasciò la vita presso il molo III del nostro scalo, aggiungendosi ai 1404 morti sul lavoro del solo 2021. E a ricordarci ogni giorno che la sicurezza dei lavoratori non conti sono le irregolarità e le inadempienze del settore edile, sotto gli occhi di ciascuno ora che anche a Trieste il superbonus edilizio ha puntellato la città di cantieri.

L’incidente che ha ucciso il ragazzo friulano è stato particolarmente odioso perché avvenuto durante un tirocinio scolastico. Beninteso, il sistema dei tirocini negli istituti professionali avrebbe un ruolo prezioso, se la posizione degli studenti e le conseguenti mansioni fossero di apprendistato, con l’obiettivo dell’assunzione una volta completato il percorso scolastico.

Con il sistema messo in piedi sia dall’alternanza scuola-lavoro di Renzi, sia dalle pratiche diffuse delle imprese, la scuola è stata invece piegata alle logiche del profitto: si sottrae del tempo prezioso alla formazione del carattere e delle conoscenze degli studenti per regalare (bassa) manovalanza gratuita agli imprenditori. Ai ragazzi vengono offerte ben poche esperienze lavorative significative, nessuna garanzia di successiva assunzione né, a quanto pare, nemmeno la tutela delle più basilari norme di sicurezza.

Del resto, se la formazione alla sicurezza è fornita ormai nella maggior parte delle aziende con un paio di videolezioni fatte più per adempiere alla legge che per istruire effettivamente i lavoratori, il 90% delle imprese edili opera in condizioni irregolari, le gare d’appalto al ribasso si fanno sempre sulla pelle dei lavoratori ecc., il rispetto della sicurezza diviene marginale e la conta degli incidenti – gravi e, purtroppo, anche mortali – non può che salire.

La reazione del capitalismo italiano e dei suoi accoliti in questi casi è sempre la stessa: sminuire, abbozzare, dare la colpa ai lavoratori stessi o al fato. E quando i lavoratori – o gli studenti, in questo caso – protestano, il governo di Confindustria manda i reparti speciali a picchiarli.

Come sinistra non possiamo chiamarci fuori: proprio per questo oggi abbiamo depositato in parlamento un’interrogazione parlamentare alla ministra Lamorgese.

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